Polpettine di ceci e schiacciatine alle castagne

Polpettine di ceci e schiacciatine alle castagne

Oramai i colori dell’autunno che tanto amo sono definiti, la stagione è inoltrata e anche i cibi dal sapore e profumo caldo iniziano a fare capolino tra i miei fornelli… e allora inizia a venire voglia di castagne e perché no, di legumi e cereali. Ed ecco quindi che negli ultimi aperitivi in casa spuntano queste polpettine di ceci e avena accompagnate da delle schiacciatine dorate alle castagne. Ma si sa, la stagione fredda è solita portare con sé anche qualche chilo in più, quindi cerchiamo almeno all’inizio di non mettere troppa carne al fuoco…o almeno lasciatemelo credere ancora per qualche settimana! Dunque polpette sì, ma al forno!

Tempo di preparazione: 50 minuti + ammollo Difficoltà: facile Dosi: 6 persone

Ingredienti:

Per le polpettine: 200gr ceci, 100gr fiocchi di avena, 1 cucchiaio abbondante di tahin (crema di semi di sesamo), un cipollotto, pangrattato, olio, sale, pepe.

Per le schiacciatine: 200gr di farina 0, 100gr farina di castagne, 15gr i lievito di birra, un cucchiaino di sale, un cucchiaino di zucchero, circa 140 gr di acqua tiepida, sale grosso, rosmarino.

Preparazione:

Dopo aver lasciato i ceci in ammollo per una notte, cuoceteli in acqua bollente per circa 45-50 minuti. Scolateli tenendo da parte un po’ d’acqua di cottura e frullateli insieme ai fiocchi di avena, il tahin, il cipollotto e un paio di pizzicotti di sale. Dovrete ottenere un composto abbastanza consistente per formare le polpettine, ma non troppo duro ( per questo se occorrerà vi verrà in aiuto l’acqua tenuta da parte). Formate le polpettine e passatele nel pangrattato, irrorate con un po’ d’olio e fatele cuocere a 210° per una quindicina di minuti.

Per le schiacciatine, miscelate i due tipi di farina,  unite metà dell’acqua in cui avrete sciolto il lievito e un cucchiaino di zucchero, iniziate ad impastare e unite poi la restante acqua con il sale, formate una palla e lasciatela lievitare per un’ora e mezza in luogo caldo e umido. Stendete la pasta sottile sottile e ritagliatene dei rettangoli, pennellateli di olio, cospargeteli con un poco di sale grosso e qualche ago di rosmarino. Bucherellateli con una forchetta e infornateli a 220° per 10 minuti circa.

Tortino di riso al tè verde

tortino di riso al tè verde

La scorsa settimana ho letto sul blog di cubvs una ricetta di Christian molto interessante che mi ha riportato alla mente questo tortino di riso di cui oggi vi parlo. La ricetta di Christian è un risotto al tè lapsang souchong, un tè affumicato e solo a leggerla mi è venuta l’acquolina in bocca…lui ha fatto un vero e proprio risotto mantecato con questa deliziosa riduzione al tè. Io invece avevo fatto semplicemente lessare il riso nel tè in quantità giusta ( 1 a 3)  in modo che lo assorbisse completamente impregnandosi del suo profumo e del suo sapore per poi passarlo in forno rivestito di una crosticina croccante a base di semi di sesamo, girasole e avena tostati e frutta secca. E’ semplice semplice come piace a me, ma con quel saporino tutto particolare che lo rende per lo meno curioso!

Ingredienti:

320gr riso vialone nano, 900gr acqua bollente, l’equivalente di 5 bustine di tè verde, sale, pan grattato, semi di girasole, semi di sesamo, fiocchi di avena, 20gr pistacchi sgusciati e tostati e 20gr di nocciole tostate, olio.

Tempo di preparazione: 30min Difficoltà: facile Dosi: 4-5 persone

Preparazione:

Fate bollire l’acqua, spegnetela e lasciate in infusione il tè per 5 minuti. Riaccendte la fiamma e fate riprendere il bollore, salate e fatevi lessare il riso per 15-18 minuti. Vedrete che l’acqua verrà assorbita. Oliate uno stampo rettangolare a bordi alti e versatevi il riso pressandolo leggermente e rivestitelo con il gratin ottenuto tritando insieme i semi di sesamo e di girasole tostati, i fiocchi di avena, i pistacchi, le nocciole, una presa di sale, un paio di cucchiai di pangrattato e un goccio d’olio. Ripassate con un po’ d’olio e passate in forno già caldo a 200° per circa 15 minuti, tagliate a trancetti e servite. Se vi piacerà questo gusto e retrogusto un po’ insolito, la rifarete spesso!… O almeno così è stato per me…

Ps: ovviamente potete insaporire con qualche fiocchetto di burro o anche con del grana grattugiato, ma senza esagerare per non coprire il sapore caratteristico del tè.

Doppi cuori allo zucchero di canna

Doppi cuori allo zucchero di canna

Ritorno all’essenziale.. Questo per me dovrebbe essere il giusto nome di questi biscotti.

In questi giorni in cui tutto mi sembra così complesso e contorto e in cui faccio fatica a riportare alla mente la giusta pozione per districare i nodi che man mano vengono al pettine, sento un enorme bisogno di semplicità. E se non posso manifestarla nella vita di tutti i giorni, la esprimo in ciò che più mi rappresenta: la cucina. Lei, che tanto risente dei miei umori e dei miei pensieri, lei, amica e scrigno dei miei sentori e delle mie percezioni, finisce per  racchiudere il senso che di giorno in giorno riesco a dare a ciò che mi circonda.

Ed eccola la mia semplicità….

Ingredienti:

190gr farina OO, 45gr maizena, 165gr burro, 85gr zucchero a velo, 2 tuorli, 1/2 bustina di vanillina, un pochino di latte per pennellare, zucchero di canna q.to basta.

Tempo di preparazione: 30 minuti + Difficoltà: facile Dosi: circa una dozzina di biscotti

Preparazione:

Setacciate la farina e la maizena sulla spianatoia, formate la fontana e versatevi all’interno i tuorli già sbattuti, lo zucchero a velo, la vanillina e il burro a cubetti ammorbidito. Impastate il tutto velocemente, formate una palla avvolgetela nella pellicola e fatela riposare in frigorifero per un’oretta. Preriscaldate il forno a 200° e nel frattempo stendete l’impasto non troppo sottile e ritagliatene dei cuori più grandi e più piccoli in numero uguale. Disponeteli su una leccarda rivestita di carta forno , pennellateli con il latte e ricoprite la superficie dei cuori più grandi con una abbondante spolverata di zucchero di canna. Fateli cuocere per una decina di minuti ( se li infornate tutti insieme fate attenzione a non far scurire i cuori più piccini). Lasciateli intiepidire appena, per un paio di minuti, giusto il tempo per poterli tenere tra le mani senza ustionarvi e accoppiate i cuori grandi e piccoli con un pizzico di confettura o ciò che più vi aggrada. Io ho utilizzato una crema alle nocciole che avevo fatto qualche giorno  prima come esperimento, ma di cui (mannaggia a me) non ho segnato le dosi…comunque, per chi volesse provare e poi condividere con me i dosaggi, avevo utilizzato pasta di nocciola, latte, burro e cioccolato fondente.

Pavè al cacao con amarene sciroppate

Pavè al cacao con amarene sciroppate

Oggi ho proprio solo un minutino: sto per andare al matrimonio di mia cugina, ma non posso più aspettare! Voglio farvi assaggiare questo piccolo dolcetto! E dopo tanto salato direi che è proprio giusto dedicare spazio a zucchero e cacao.. Semplice semplice, soffice e incredibilmente senza nè burro nè uova! Sembra quasi fatto apposta per la mia mamma… che sia davvero così? Ma non diciamolo, non vorrei viziarla troppo….

Ingredienti:
250gr farina 00, 30gr cacao amaro, 2 cucchiai di zenzero in polvere, 1/2 bustina di lievito vanigliato, 1 pizzico di sale, 160gr olio di semi, 200gr acqua.

Tempo di preparazione:30 min.+ Difficoltà: facile Dosi: 6 persone

Preparazione:
Setacciate la farina con il cacao, unite lo zucchero, lo zenzero, il lievito e il sale. Aggiungete a poco a poco l’olio miscelato all’acqua e quando il tutto è ben amalgamato, versate in uno stampo rettangolare rivestito di carta forno bagnata e ben strizzata, livellate la superficie con una spatola e mettete in forno già caldo a 180° per circa 40-45 minuti. Lasciate raffreddare e servite a fettine sottili con le amarene “sciroppate”.
Non essendo stagione di amarene io ho utilizzato una preparazione fatta questa estate e conservata nel mio freezer delle maraviglie! Più vado avanti con gli anni più mi rendo conto di quanto davvero sia utile per me avere un ottimo congelatore a cui andare ad attingervi in occasioni come questa… Per 1 kg di amarene denocciolate ho utilizzato 1/2 kg di zucchero. Ho messo tutto in una capiente pentola su fuoco basso per circa 30 minuti. E il gioco è fatto!

Crackers saporiti al formaggio vigezzino

Crackers saporiti al formaggio vigezzino

…E mentre aspetto che il mio Ale si svegli in questo sereno sabato mattina, pubblico questa ricetta, nata un po’ per caso e un po’ per necessità pochi giorni fa… quando uno si accorge all’ultimo momento di non avere in casa pane per il pranzo cosa fa? pensare ad una lievitazione tradizionale avrebbe richiesto troppo tempo e il mio stomaco già gorgogliava, pensare di mettermi a tavola senza “accompagnamento” non mi ha sfiorato neppure l’anticamera del cervello e quindi avrei potuto uscire a comperare una bella pagnotta dal prestinaio oppure…. oppure, non sarà pane, saranno crackers! E già che c’ero perchè non provare a farli un po’ più “di carattere”? Ed eccoli qui, insaporiti da  un buonissimo formaggio nostrano della Val Vigezzo, stagionato 12 mesi.

Ingredienti:

100gr formaggio nostrano vigezzino, 120gr farina 0, 1/” bustina di lievito in polvere per torte salate, 1 cucchiaino di sale, 50gr acqua, olio extra vergine di oliva, origano, sale grosso.
Tempo di preparazione: 15 minuti Difficoltà: facile Dosi: 4 persone

Preparazione:

Tagliate il formaggio a pezzettoni e tritatelo fine. Mettetelo in una capiente ciotola e aggiungetevi la farina, il sale e il lievito. Cominciate ad impastare ( a mano o se preferite con la macchina impastatrice) aggiungedo a poco a poco l’acqua fino ad ottenere un composto morbido e ben amalgamato. Stendete la pasta si un piano infarinato e tiratela sottile. Tagliatela quindi a strisce e poi a rettangoli con la rotella dentellata. Disponete i crackers su una leccarda foderata di carta forno, pennellateli con un po’ d’olio, spolverizzateli con l’origano e con qualche granello di sale grosso (senza esagerare perchè il formaggio è giàdi per sè abbastanza salato e soprattuttola sapidità viene esaltata con la cottura in forno). Cuocete in forno già caldo a 200° per 15 minuti fino a che si indorino in superficie, fate raffreddare e sgranocchiate!

Stanghette di grano saraceno con peperoni alla menta

Stanghette di grano saraceno con peperoni alla menta

Ed eccoli qui finalmente! Un po’ in ritardo forse, ma le promesse vanno mantenute e dunque ora vi presento la mia ultima ricetta di quest’anno a base di peperoni..
Sì lo so, è vero, è ancora un primo piatto, ma che vi devo dire? Mi piacciono i farinacei! E se non è riso, sarà pasta… E allora pasta sia! Sì, ma fatta in casa… se no il bello dov’è?

Ingredienti:
per la pasta: 150gr farina di grano saraceno, 50gr di farina 00, 1 cucchiaio di olio, acqua q.to basta (circa 150 gr), sale 2 cucchiaini
per il condimento: 2 peperoni rossi, una manciata di capperi dissalati, 50gr olive verdi, qualche fogliolina di menta, olio extravergine di oliva sale, pepe.

Tempo di preparazione: 30minuti + Difficoltà: facile Dosi: 4 persone

Preparazione:

Preparate la pasta miscelando i due tipi di farina, il sale, l’olio e tanta acqua quanto basta per ottenere un impasto sodo e malleabile. Lasciatela riposare sotto un panno umido per mezz’oretta. Nel frattempo fate abbrustolire i peperoni in forno a 220° per una ventina di minuti, pelateli e tagliateli a listarelle sottili. Sminuzzate anche le olive e i capperi e uniteli ai peperoni. Condite con abbondante olio, aggiustate di sale e pepe e lasciate insaporire con le foglioline di menta mettendo tutto in un contenitore sottovuoto fino al momento dell’utilizzo (per avere un gusto più intenso sarebbe meglio preparare il condimento con un giorno di anticipo). Stendete la pasta in una sfoglia sottile, pareggiatene i bordi in modo da formare un rettangolo, talgiatelo quindi a strisce e poi a stanghette. Cuocetela per circa 5-6 minuti, scolatela al dente (perchè altrimenti tende a diventare subito scotta), conditela con i peperoni alla menta e servite.

… E pensare che il mio stomachino delicato non mi permette di avvicinarmici nemmeno ai peperoni….
Buon appetito a voi!!

Ancora risotto ma…

Piccolo timballo di riso mantecato al provolone con crema ai peperoni

Questi sono davvero gli ultimi giorni per i pepeproni offerti dal mio orticello. E dopo il gran bel lavoro che hanno fatto questa estate soddisfacendo bocche affamamte e palati golosi cucinati in tutte le salse: ripieni, in padella, in pepronata, nella ratatouille, ecc, si meritavano un degno saluto! Allora quale miglior benedizione poteva dare un’amante dei primi piatti come me se non un utilizzo in un cremoso risotto?
Me li sono inventati cosi:

Ingredienti: 1 scalogno, 1 peperone rosso e 1 giallo di medie dimensioni, una ventina di pomodorini ben maturi, 300gr riso carnaroli, 1 lt di brodo di verdure,1 bicchiere di vino bianco secco, 80gr provolone piccante, 40gr grana padano, olio extra vergine di oliva, burro, sale, pepe.

Tempo di preparazione: 30 minuti Difficoltà: facile Dosi: 4 persone

Preparazione:
Lavate i peperoni e metteteli in forno a 220° per circa 15 minuti fino a che la pelle sarà ben abbrustolita. Nel frattempo tritate lo scalogno e fatene rosolare metà in una padella con un paio di cucchiai di olio, aggiungete i pomodorinilavati e tagliati a metà e fate cuocere a fuoco vivace per una decina di minuti. Trasferite in una bacinella e tenete da parte. Nella stessa padella fate saltare i peperoni pelati, privati dei semi e tagliati a cubetti. Uniteli ai pomodorini e frullateli in crema con l’aggiunta di sale, pepe e olio. Avviate il risotto: fate soffriggere la rimanente metà di scalogno in un cucchiaio di olio e in uno di burro, aggiungete il riso e fatelo tostare, bagnate con il vino e fate evaporare. Aggiungete gradualmente il brodo fino a cottura ultimata (15min). A fuoco spento mantecate con il provolone a pezzetti, il burro (30gr) e il grana grattugiato. Aggiustate di sale e pepe. Trasferite il risotto (direttamente sul piatto di portata) in 4 coppapasta di 10 cm di diametro e lasciatelo riposare per 2 minuti. Aiutandovi con un cilindretto fate un foro al centro del timballino e riempitelo con la crema ai peperoni. Decorate con altra crema a vostro piacimento e servite.

Ma a dirla proprio tutta, da quest’ultimo raccolto mi è avanzato un peperone rosso….. che ci ho fatto? Ci vediamo al prossimo post!!

Risotto ai mirtilli e porcini

Risotto ai mirtilli e porcini

Arrivano oggi dalla montagna freschi di raccolto dei bei funghi porcini! Ahimè il merito non va a chi scrive, ma ai miei genitori che fin da quando eravamo piccole hanno condiviso con me e mia sorella questa grande passione della ricerca, insegnadoci l’importanza e la sottile bellezza della pazienza  che precede la scoperta di un qualcosa di straordinariamente buono nel bosco, proprio lì, nascosto sotto le foglie! Questa volta il mio compito è stato riutilizzarli prontamente in cucina… in un risotto dal colore deciso e dal sapore delicato, bagnato con vino rosso ed impreziosito dagli ultimi mirtilli offerti della stagione!

Ingredienti:

300gr riso carnaroli, 1/2 cipolla rossa, 2 grossi funghi porcini, 1 bicchiere di vino rosso, 40gr mirtilli, 1 lt di brodo di verdure, 50gr grana padano, burro, olio extravergine di oliva, sale, pepe nero.

Tempo di preparazione: 30minuti Difficoltà: facile Dosi:4 persone

Preparazione:

Pulite delicatamente i funghi passandoli con un panno umido e tagliateli a pezzetti abbastanza consistenti. Trifolateli in padella con un paio di cucchiai di olio, salateli, pepateli e teneteli  morbidi contuinuando la cottura per circa 15 minuti con l’aggiunta di un mestolo di brodo. Nel frattempo impostate il risotto: tritate finemente la cipolla e fatela rosolare con tre cucchiai di olio e uno di burro, aggiungete il riso e fatelo tostare. Bagnate con il vino e quando evapora unite gradatamente il brodo e cuocete per 15 minuti. A metà cottura aggiungete i mirtilli tenendone da parte qualcuno per la decorazione del piatto e un paio di minuti prima di spegnere il fuoco aggiungete anche i funghi trifolati. Mantecate con il grana e tre cucchiai di burro, decorate con i mirtilli tenuti da parte e servite.

Mini brioches integrali al farro con confettura di fragole

Mini brioches integrali al farro

…Diciamo solo che avevo davvero una voglia sfrenata di dolci!
Dato che da questo punto di vista la vacanza in Croazia mi ha laciata a bocca asciutta, una volta tornata, la prima cosa che ho fatto è stato proprio mettermi al bancone di lavoro e impastare!
Ma non volevo un dolce tipo torta, volevo proprio le brioches: da pregustare a livello olfattivo con quel tipico profumo che si irradia per tutta la casa mentre sono in cottura e poi, una volta sfornate, da assaporare in tutta la loro morbidezza e far contente le nostre papille gustative con una confettura di fragole da poco confezionata per una colazione tutta casalinga!

Ingredienti: 170gr farina di forza tipo manitoba,  150gr farina itegrale, 170gr farina semintegrale di farro, 100gr zucchero, 50gr latte, 1 cucchiaio di malto, 20gr lievito di birra fresco, 200gr uova + 1 per pennellare, 150gr burro, 1 cucchiaino di sale, confettura di fragole fatta in casa.

Tempi di preparazione: 1 ore + riposo Diffiocoltà: media Dosi: 10-12 mini brioches

Preparazione:

Sulla spianatoia miscelate i tre tipi di farina e setacciateli, formatee la fontana e versatevi all’interno lo zucchero e il lievito sciolto nel latte tiepido con il malto. Iniziate ad impastare e aggiungete gradualmente le uova, il burro ammorbidito a temperatura ambiente e per ultimo il sale. Continuate ad impastare per circa 15 minuti fino ad ottenre un composto ben legato, liscio e senza grumi. Formate una palla e lasciatela lievitare coperta da un foglio di pellicola a temperatura ambiente per 1 ora e mezza. Riprendete poi l’impasto, appiattitelo, piegatelo in 4 e mettetelo in frigorifero per un’oretta. Ora stendetelo sottile in un rettangolo e ritagliatene dei triangoli con i lati abbastanza lunghi con una base di12 cm e lati di 24cm ( dal mio punto di vista questo è il metodo migliore per ottenere cornetti più belli e non perdere il ripieno…ovviamente io sono per le brioches in cui il ripieno c’è, si vede e si sente!!). Riempite la base con la confettura e arrotolate il triangolo su se stesso fino a formare il cornetto. Lucidatelo con un uovo sbattuto con un goccio di latte e lasciatelo lievitare ancora al caldo per 1 ora e mezza. Infornate in forno già caldo a 200° per 10 minuti, spolverizzate con zucchero a velo e mangiatelo: ve lo meritate dopo questa pazienza!!!!

Consiglio: potete oranizzarvi per avere cornetti sempre freschi la mattina, mettendo a congelare le brioches prima della seconda lievitazione, vale a dire dopo la lucidatura. La sera, prima di andare a letto, tirate fuori dal freezer i cornetti che vi serviranno per la colazione del giorno dopo, adagiateli su una leccarda coperta con carta forno e lasciateli lievitare coperti con un canovaccio per tutta la notte. Il mattino seguente basterà accendere il forno e cuocerli.



A volte… ritornano!

Di nuovo a casa.
Fresca fresca di un bellissimo viaggio in Croazia, di ritorno da una terra straordinaria, una terra tanto vicina ma con una storia recente che qui pare risuonare solo in lontananza. Una terra che ancora sta cercando il proprio riscatto, una terra di sorprendenti contrasti che riescono a stupire anche l’occhio meno attento con i suoi laghi incantati, acque cristalline, paesaggi lunari e aridi accanto a profumatissime pinete, sabbia scura che dolce incontra il mare e pareti di scogli alte 130 metri. Lo sguardo più profondo, invece, si vede mettere una accanto all’altra generazioni diverse che sembrano ognuna conservare il proprio mondo, discoteche e locali modaioli da un lato e muretti di pietra a ridosso delle strade ghiaiose appena fuori il centro come luogo di raduno delle donne del paese che, tra vestiti e foulard scuri, passano la serata alla luce della luna a chiacchierare continuando a tessere la tela della storia; complessi residenziali, appartamenti per vacanze e resort a destra e case che non nascondono i colpi di mortaio del recente conflitto a sinistra; giovani che vogliono respirare l’aria dell’europa e ne appongono il simbolo sulla targa croata delle loro auto, accanto a scritte che inneggiano alla separazione alla indipendenza.
Ma questo viaggio, e questo è il mio compito, ve lo voglio raccontare da un un’altra prospettiva, quella che può sembrare un po’ più godereccia se vogliamo, ma in realtà io credo che la conoscenza delle tradizioni culinarie di un paese sia un dato che ne dice molto, un metro di misura e un indicatore di non poco conto. Perchè non è il cibo per il cibo, l’ingirdigia e il solo riempire lo stomaco, ma il cibo come espressione di una cultura, come continua revisione della storia e delle abitudini antiche. E dato che ciò che si tramanda di generazione in generazione, di madre in figlia ha per me sempre un valore molto alto e un fascino indiscreto, la mia attenzione in ogni viaggio che faccio non può non essere rapita anche dall’aspetto culinario.
La cucina croata si differenzia molto a seconda delle zone, soprattutto se si passa dall’interno all’esterno del paese. Sulla costa, verso il mare regna indiscusso il pesce. Le influenze delle terre vicine si sentono con chiarezza e così l’Italia compare nel risotto: al nero di seppia, ai frutti di mare, agli scampi e anche in qualche buon piatto di spaghetti che però qui vengono presentati non come primi piatti, ma come antipasti caldi. Le influenze più nordiche, invece, si vedono soprattutto nei dolci in gran parte cremosi o tipo strudel che però dal mio punto di vista, mio malgrado, non sono il punto di forza della cucina croata essendo piuttosto pastosi e mancando di quella finezza, di quella capacità di sciogliersi in bocca e di invogliare ad un altro morso che per me è invece ciò che costituisce la stellina di merito di un buon dolce, che sia torta, biscotto o pasticcino.
Ci sono state però un paio di cosette che mi hanno piacevolmente sorpresa e presa per la gola… Primo fra tutti il Burek, un caloricissimo rustico composto di diversi strati di pasta croccante che somiglia ad un incrocio tra phillo e sfoglia ( di cui devo necessariamente trovare la ricetta non essendo riuscita a farmela dare direttamente dal fornaio che parlava solo croato…) ripieno o di carne macinata e cipolle o di formaggio ( anche sul formaggio rimango con un punto di domanda… è un formaggio che non si scioglie e all’apparenza può sembrare feta, ma il sapore è molto più delicato). E se in genere in Croazia è meglio non essere vegetariani, il burek al formaggio è forse un buon compromesso tra il non mangiare carne e la voglia di provare qualche cosa di locale. Due sono poi due prodotti tipici della Dalmazia che mi hanno letteralmente rapita e di cui voglio parlarvi: il Sokol e il pecorino dell’isola di Pag.
Il Sokol è un salume ottenuto dal collo di maiale che, nell’aspetto, somiglia alla nostrana coppa. Il sapore però è molto più deciso poichè “impreziosito” dall’acqua salata marina in cui riposa per circa una settimana e dalle spezie (tra cui si riconoscono i chiodi di garofano e la noce moscata) con cui viene condito dope essere stato messo nel vino rosso. Il sokol viene poi legato, affumicato e lasciato esiccare all’aria aperta ( la gente del luogo dice che è proprio la particolare bora che passa per Nin durante l’inverno a dare  valore aggiunto al sokol caratterizzandone l’essicazione). E’ un cibo della tradizione, prodotto ancora oggi secondo l’antica ricetta che non manca mai nè nelle case croate nè nei menù delle konobe (trattorie tipiche, più formali rispetto ad un ristorante, meno turistiche e quindi, per me, già con un punto in più!!).  E non posso non annoverare tra i prodotti da gourmet il formaggio di Pag, un pecorino D.O.P. stagionato dai 6 ai 12 mesi. Piccantino e profumatissimo, lo scorso anno ha anche ottenuto il marchio di qualità al Superior Taste Award di Bruxelles…
E mi sono talmente piaciuti che quest’anno, per il mio compleanno che cade sempre nel periodo delle ferie estive, ho rinunciato a cucinare alcuni dei miei cibi preferiti e adorati concedendomi invece una cenetta intima fuori casa cominciata proprio con un piatto di sokol e pag sir….
…E questa è la Croazia per me, un azzurro intenso, un profumo delicato, una brezza sottile, un sapore di sale, un incontro, una scoperta, la voglia di crescere.